Ecco perché gli occhi dei cani ci parlano: lo sguardo espressivo selezionato dall’uomo

I risultati di uno studio dell’Università inglese di Portsmouth: i cani, a differenza dei lupi, hanno dei muscoli attorno agli occhi che consentono loro di sollevare le sopracciglia. L’etologo Marchesini: «Con la domesticazione abbiamo selezionato animali più docili»

 
 
 
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Le differenze nella muscolatura degli occhi fra cane (a sinistra) e lupo (Ap)Le differenze nella muscolatura degli occhi fra cane (a sinistra) e lupo (Ap)

Per gli autori dello studio siamo stati proprio noi esseri umani, a partire dall’addomesticazione del cane più di 33.000 anni fa, a indirizzare l’evoluzione della loro espressività nel segno di una maggiore capacità di comunicazione con noi.

«Abbiamo anche studiato il comportamento degli animali – sottolineano i ricercatori – E abbiamo visto che quando i cani si trovavano alla presenza dell’essere umano, in pochi minuti alzavano il sopracciglio interno con un’intensità superiore rispetto a quella dei lupi».

«In natura è la pressione selettiva che produce l’adattamento nello specie. Quello che ha fatto l’uomo col cane l’ha fatto il ghepardo sulla gazzella – spiega l’etologo Roberto Marchesini al Corriere della Sera – La parentela tra cane e lupo è molto stretta, possiamo dire che sono cugini.

Ma dal Paleolitico l’uomo ha iniziato a selezionare i cani privilegiando le caratteristiche che più lo rassicuravano. In particolare ha favorito una tendenza pedomorfica.

Cioè le caratteristiche più infantili e rassicuranti. Per questo, ad esempio il cane abbaia anche da adulto, cosa che il lupo non fa, ed è molto più giocoso.

Insomma l’uomo ha scelto quei cani che erano più docili, erano più adatti ad essere guidati, erano più arrendevoli e meno combattivi».

 

Fonte: https://www.corriere.it/animali/19_giugno_19/ecco-perche-occhi-cani-ci-parlano-sguardo-espressivo-selezionato-dall-uomo-f6773b9c-9273-11e9-8993-6f11b6da1695.shtml

Divorzio: a chi va il cane?

Uno degli aspetti spesso sottovalutati fino a qualche tempo fa, è infatti la sorte degli animali domestici in caso di separazione dei coniugi. Nel caso in cui non ci sia accordo fra le parti, è infatti necessario che sia un Tribunale a stabilire a chi verrà affidato il cane (o altro animale domestico).

Se fino a qualche tempo fa, gli animali erano considerati come delle vere e proprie “proprietà”, ovvero praticamente come oggetti, le cose stanno cambiando in meglio.

COSA DICE LA LEGGE?

Nel 2012, è stato finalmente introdotto il titolo XIV-bis al codice civile recante disposizioni in materia di animali domestici. In particolare, l’art. 455 intitolato “Affidamento degli animali in caso di separazione di coniugi”, recita quanto segue:

Per gli animali familiari, in caso di separazione di coniugi, il tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o comunione dei beni e da quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi e la prole, e acquisito, se necessario, il parere degli esperti di comportamento animale, ne attribuisce l’affido esclusivo o condiviso alla parte in grado di garantire loro la sistemazione migliore inerente il profilo della protezione degli animali.
Il tribunale ordinario è competente a decidere, ai sensi del primo comma, in merito anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio.

CHE SIGNIFICA?

Detto in modo più semplice vuol dire che in caso di separazione l’affidamento verrà deciso senza considerare il cane come un oggetto, e quindi il fatto che i coniugi siano in separazione o comunione dei beni poco importa. Non viene considerato nemmeno “l’intestatario”, ovvero la persona a cui fa riferimento il microchip del cane; questo perchè viene considerata una pura formalità il fatto di essere registrati come “proprietari”, dato che l’animale è inserito in un nucleo familiare a prescindere dalla sua appartenenza per legge.

In caso di separazione verranno quindi ascoltati i coniugi, per sapere se è possibile trovare un accordo pacifico. Verranno ascoltati i figli e altre persone che convivono sotto lo stesso tetto. Se ce ne fosse bisogno verrà sentito anche un esperto in comportamento animale per aiutare a decidere quale sia la soluzione migliore.

IL BENESSERE DEL CANE AL PRIMO POSTO

Almeno nelle intenzioni, la legge sta cercando da qualche anno di mettere il benessere del cane al primo posto in caso di separazione, con risultati a volte buoni altre un po’ meno.

In alcune pronunce, infatti,  i giudici hanno deciso di affidare un cane a entrambi i coniugi alternando l’affido di settimana in settimana. In casi come questo, pur con tutte le buone intenzioni del mondo, la soluzione non è ideale.

Il cane è un animale molto abitudinario e i cambiamenti sono sempre accolti con un certo fastidio. Immaginate un povero cane che passa una settimana con mamma e una con papà, con abitudini diverse, orari diversi, cibo diverso, odori diversi e via dicendo.

“SI OK.. PERÒ ENTRAMBI AMIAMO IL CANE.. COME SI FA?”

In questi casi bisogna prendere delle decisioni difficili, ma sempre e comunque nell’interesse del cane. L’affidamento non dovrebbe essere deciso da un giudice, che non ha nessun elemento per giudicare l’opportunità di affidarlo a uno piuttosto che ad un altro. Può giudicare solo in termini di spazio: “il papà avrà 50mq, la mamma 160mq”, ma sappiamo bene che lo spazio non è tutto.

Siate oggettivi e onesti con voi stessi. Cercate di guardare al passato per stabilire con chi dei due ha stretto un legame più forte, con chi sarebbe più felice, e soprattutto senza chi sarebbe più infelice.

Ciò non toglie che se la situazione lo permette, l’altro coniuge può sempre e comunque visitare il cane e portarlo fuori qualche volta.

Dal punto di vista del cane sarà tutto incomprensibile, e sta al vostro buon senso aiutarlo a vivere al meglio una situazione difficile e delicata come una separazione.

fonte: https://www.zampefelici.it/va-cane-caso-separazione-divorzio/

Psicologia Canina – le 10 curiosità più interessanti sulla Mente del tuo cane

Ecco le 10 curiosità più interessanti in ambito di psicologia canina.

 

1. I cani possono sognare

Abbiamo sicuramente notato i mugolii ed i movimenti di zampette che spesso accompagnano il sonno dei nostri amici pelosi, un po’ come succede a noi esseri umani quando dormiamo in modo agitato. Gli studi sulla psicologia del cane dicono con certezza che si tratta effettivamente di sogni. I cani sognano in modo simile  a noi, lo dimostra il tracciamento della loro attività cerebrale durante il sonno.
Ma cosa sognano i nostri cucciolotti quando dormono nelle loro morbide cucce?
L’agitare le zampe, il contrarsi e il mugolare non è un segno di sofferenza, come se si trattasse di un incubo. I ricercatori ritengono infatti che i sogni più comuni siano felici e riguardino attività come il gioco, la caccia ad una preda o correre in libertà. Gli studi effettuati hanno anche mostrato che le razze canine di piccola taglia tendono a sognare con più frequenza rispetto quelle di taglia grande e che eventi appena successi come il gioco, l’incontro con un vecchio amico o l’essere stati in qualche luogo nuovo, possono ripresentarsi nei loro sogni.

2. I cani comprendono la potenza del latrato

La psicologia del cane può in certi aspetti ricollegarsi alla nostra. Ad esempio, come un bambino comprende che il suo grido richiama l’attenzione dei propri genitori, un cane capisce che il suo latrato provoca una reazione nei propri padroni. Ancora, come un bambino più grande smette di fare rumore se viene sgridato per questo motivo, anche i cani tendono a bloccarsi se glielo si comanda in modo costante.
Se un padrone associa l’abbaiare del cane vicino alla ciotola come un’indicazione di pretesa di cibo, ed asseconda questo comportamento, avrà in generale difficoltà a controllare il suo abbaiare.

3. Hanno l’intelligenza di un bimbo

Anche chi non sa nulla di psicologia canina capisce che i cani sono più intelligenti di quanto si pensi. Certo non sono in grado di risolvere equazioni matematiche ma non si lasciano ingannare facilmente ed imparano in fretta.

Ma quanto esattamente sono intelligenti rispetto agli esseri umani?

La ricerca indica che generalmente i cani hanno l’intelligenza e la capacità di comprensione pari ad un bambino di circa 2 anni. Hanno la capacità di imparare a contare e comprendere circa 150 parole e possono risolvere problemi semplici, possono anche inventare stratagemmi per giocare con le persone e con gli altri animali.

4. Capiscono il tono di voce

Anche se la comprensione delle parole pronunciate dai loro padroni rimane sempre limitata, i cani sono perfettamente in grado di distinguere un’ampia gamma di toni vocali. Ad esempio, possono capire il proprio nome e reagire quando viene pronunciato, ma il tipo di reazione dipenderà da come sentono la voce del padrone: toni felici rendono il cane eccitato e giocoso mentre toni arrabbiati lo fanno intristire o spaventare. Se c’è paura nella voce del padrone, il cane può credere che sia minacciato ed intervenire per proteggerti. I toni addolorati possono invece portare il cucciolotto ad un atteggiamento di conforto.

5. Usano il linguaggio della coda

Il movimento della coda di un cane rappresenta un vero e proprio linguaggio. Tutti sanno che una coda scodinzolante  significa che un cane è felice ma in realtà è una questione più complessa di quanto si possa pensare. È vero infatti che quando un cane è felice scodinzola… però questo è vero solo quando la coda viene scossa a destra. Se se lo stesso movimento avviene verso sinistra, significa che il cane ha  paura.
Una coda abbassata è indice di nervosismo e non di senso di colpa come possono pensare i padroni quando sgridano i cani dopo che hanno commesso una marachella. Il tono di voce arrabbiato può infatti innervosire il cane e farlo sentire a disagio e come reazione mette la coda abbassata ma ciò non significa che si senta in colpa per ciò che ha fatto o che capisca di averla fatta grossa.
Il movimento veloce della coda unitamente alla tensione muscolare del corpo,  possono infine essere un segno di aggressività.

6. I cani possono essere gelosi

Un altro fatto comunemente noto sulla psicologia del cane è provano emozioni proprio come fanno le persone. Tuttavia le emozioni che sperimentano i nostri amici a 4 zampe sono basilari, come la felicità, la paura e la tristezza. Le emozioni complesse non fanno parte del loro modo di essere ma la gelosia fa eccezione.
Come hanno fatto gli studiosi a capirlo? Hanno fatto un test molto semplice: mettere 2 cani vicini e dar loro dei comandi. Entrambi i cani hanno eseguito lo stesso comando ma il premio è stato dato solo a uno di essi. Quello che ha subito un trattamento diverso dal compagno ha mostrato segni di agitazione.

7. I cani non provano senso di colpa

Che i cani distruggano l’arredamento e gli oggetti di una casa è un fatto tristemente noto ai loro padroni. Ed è anche una scena familiare vedere l’amato amico peloso seduto vicino al guaio combinato con un’espressione affranta sul muso. Viene da pensare che questo atteggiamento esprima il rimorso per le azioni commesse ma in realtà non è così. Quando un cane vede lo sguardo di disapprovazione sul viso del proprietario o sente la rabbia e la delusione nel tono della sua voce, reagisce con le tipiche espressioni di tristezza. È anche possibile che si rendano conto che ci saranno conseguenze negative per le loro azioni e diventino triste per questo motivo. È come se si dispiacessero di essere finiti in trappola più che sentirsi colpevoli per aver commesso un guaio.

8. I cani imparano dai loro mentori

Molti padroni portano i propri cucciolotti ad addestrare. Tuttavia la presenza di un cane anziano può essere il modo più semplice per insegnare loro come comportarsi e reagire ai comandi. I cuccioli comunemente modellano il proprio comportamento sulla base di quello dei cani più anziani presenti nella loro famiglia. Se il cane più anziano è addestrato bene e si comporta bene, il cucciolo imparerà rapidamente a far lo stesso.
Quando viene dato un comando al cane più anziano che lo esegue ottenendo un premio, il cucciolo capisce facilmente il significato del comando e cosa deve fare per metterlo in pratica.

9. Il cane non si vendica

Molti proprietari di cani possono affermare che il loro amico peloso ha dimostrato atteggiamenti vendicativi sotto forma di dispetti: per esempio quando un cane fa un bisognino sul tappeto quando il padrone esce tutto il giorno oppure quando mastica un cuscino perché non ha voluto portarlo fuori a giocare.
La psicologia canina spiega invece questi comportamenti in modo diverso.
Nel primo caso, il cane potrebbe aver sporcato il tappeto proprio perché chiuso in  casa tutto il giorno. Nel secondo caso il cane potrebbe aver avuto bisogno di sfogare l’eccesso di energia su qualcosa dato che non aveva potuto farlo liberandosi all’aperto.
La vendetta richiede una forma di premeditazione che i cani non sono in grado di avere. I cani agiscono in modo immediato quando vengono attaccati ma non sembrano avere la capacità mentale di progettare intenzionalmente atti di vendetta contro chiunque. Le marachelle dei cani dovrebbero essere affrontate  con metodi adeguati come la gestione dello stress attraverso il gioco o le passeggiate e non la punizione.

10. Il cane vive di amore e disciplina

Dare al cane molto amore e attenzione lo rende sicuramente felice ma gli studi sulla psicologia canina affermano che questo non basta: i cani hanno bisogno di un sano equilibrio affettivo, di attenzione e di disciplina per sentirsi sicuri, felici e parte di una vera e propria famiglia.
Se non ricevono una qualche forma di disciplina con una formazione efficace e coerente e se i loro padroni non prendono una posizione dominante, i cani soffrono e si sentono confusi, emotivamente instabili ed insicuri.

 

Fonte: http://www.petmagazine.it/cani/salute-cani/psicologia-canina.html

Cani in condominio – Cosa dice la legge sugli animali e sull’utilizzo degli spazi in comune

In questo articolo andremo a fare una panoramica relativa ad un aspetto molto caro a tutti i proprietari di cani, dal punto di vista legale.

Chi scrive è Valerio, per cui un veterinario e non un avvocato, ma come tutti i veterinari bisogna conoscere un po’ di normativa riguardo alla detenzione degli animali; visto che spesso mi vengono chieste informazioni al riguardo, ho deciso di riunirle tutte in un unico articolo.

Il problema principale relativo ai cani in condominio è quello dei vicini che si lamentano del fatto che il cane faccia confusione o, solitamente, sporchi; in linea di massima, il cane è sempre ammesso all’interno del condominio, e il suo sporco (almeno i peli) conta quanto lo sporco che possiamo fare noi umani con le scarpe oppure con i capelli che perdiamo.

Ovviamente, ci sono delle regole per gli spazi comuni in condominio, che il proprietario del cane deve seguire, e comunque cercare il dialogo con i vicini è, secondo me, sempre la soluzione migliore per chiarire le discrepanze; visto che però questo non sempre è possibile, cerchiamo di capire come funzionano le cose.

Il cane in condominio

Attualmente, è in vigore una riforma del condominio risalente al 2012 (ed entrata in vigore il 18 Giugno 2013) che ha cambiato un po’ le regole, rispetto agli anni precedenti, in linea generale impedendo all’assemblea condominiale di poter vietare la presenza di animali domestici in condominio, senza tra l’altro distinguere che tipo di animale domestico sia (basta che sia domestico, quindi cani, gatti, canarini, pesci, non le pantere insomma).

Secondo la riforma, il diritto di avere in casa l’animale domestico implica anche il diritto all’utilizzo, da parte dell’animale, delle le parti comuni del condominio (scale e ascensore).

Delibere contrarie a questo diritto sono considerate nulle, per cui se l’assemblea condominiale volesse vietare il passaggio degli animali è possibile, avendo in mano il verbale dell’assemblea condominiale (che è necessario, ovviamente), fare ricorso entro 30 giorni dalla data di delibera al giudice di pace della zona di residenza, per vedere annullata la sentenza e il condominio condannato a pagare un risarcimento.

Di solito questo basta per scoraggiare qualunque azione legale verso chi ha il cane in condominio.

Ci sono però due casi in cui, comunque, non si possono tenere animali, per cui attenzione:

  • Le disposizioni degli ufficiali giudiziari della ASL, per motivi di igiene. Se un cane tenuto in condizioni disastrose può rappresentare un pericolo per l’igiene pubblica, qualcuno può chiamare un veterinario ASL (e solo un veterinario ASL, per cui io non potrei farlo perché non sono ufficiale giudiziario) che, se ritiene che ci sia necessità, può disporre l’allontanamento dell’animale. Qui si può fare ricorso, ma non è detto che la disposizione venga annullata, per cui i cani vanno tenuti con decoro.
  • Se siamo in affitto, il contratto può vietare di possedere animali. Ce lo può vietare il padrone di casa, non il condominio con il regolamento condominiale (per cui attenzione!), e se firmiamo un contratto per affitto con una clausola di divieto di possedere animali, lo avremo accettato e ovviamente non possiamo contravvenire, pena la risoluzione del contratto (per cui ci buttano fuori di casa, in parole povere!).

Per quanto riguarda invece i rumori molesti, ovvero il cane che abbaia, in questo caso è comunque prevista una visita, anche se dei vigili urbani, e se verificano che il cane abbaia tutto il giorno (deve abbaiare continuativamente, non sue abbai e basta) e sopra la soglia di disturbo (si deve sentire dagli altri appartamenti) ci faranno una sanzione pecuniaria, anche se l’allontanamento in questo caso è molto raro.

Ci sono poi dei divieti specifici che impediscono di tenere un cane a minorenni, persone non sane di mente, delinquenti condannati, a chi è sottoposto a misure cautelative e a chiunque abbia riportato una condanna anche se non definitiva. Situazioni limite, ma comunque da ricordare.

Come comportarsi negli spazi comuni

Naturalmente, il comportamento negli spazi comuni è prerogativa del proprietario del cane, che deve fare tutto il possibile per evitare di arrecare disturbo agli altri condomini.

Bisogna in particolare stare attenti a non incorrere nelle fattispecie criminose: la principale è quella stabilita dall’articolo 672 del Codice Penale, che definisce un crimine “lasciar liberi, custodire senza le debite cautele e affidare a persona inesperta” gli animali; di solito, questo significa che il cane va tenuto al guinzaglio e con la museruola nelle aree comuni, ma in generale in tribunale bisogna essere in grado di dimostrare di aver fatto tutto il possibile perché il cane non arrecasse danno alle altre persone.

Questo significa che se sciogliamo il cane in giardino per fargli fare i bisogni e lui va a mordere un’altra persona, condomino o meno che sia, la colpa è nostra perché non dovevamo lasciarlo sciolto.

Altri obblighi, il guinzaglio deve essere non allungabile e non superiore al metro e mezzo di lunghezza, mentre la museruola può essere rigida o morbida, indistintamente, basta che sia adatta alla dimensione e alla struttura della testa del cane (che non sia inutile per il cane che abbiamo, insomma).

Le deiezioni, inoltre, vanno raccolte: questo è stabilito da un’ordinanza emessa per la prima volta nel 2009, che durava un anno ma che man mano viene rinnovata, e l’ultima volta questo è stato fatto nel 2016.

Raccogliere le deiezioni è una questione di igiene pubblica ed è un obbligo del proprietario (che quindi non può lasciarle in condominio aspettando che passi l’impresa di pulizie…); la mancata raccolta delle deiezioni porta ad una sanzione che cambia da regione a regione e da comune a comune, per cui in merito a questo bisogna consultare i regolamenti comunali, o in alcuni casi regionali.

Se siete curiosi potete chiedere a quanto ammonta la sanzione nel vostro comune ai vigili urbani, ma sarebbe meglio impiegare il tempo della telefonata a raccogliere le deiezioni e pulire, nel caso il cane faccia dei bisogni in condominio.

Per quanto riguarda la vecchia lista delle razze pericolose, invece, questa è abolita per cui non ci sono differenze, relativamente alla legge, per la razza di cane che abbiamo in condominio, anche se gli ufficiali giudiziari possono definire un cane “aggressivo” e, in questo caso, iniziare una procedura particolare in merito che potrebbe concludersi (cosa comunque molto rara) con l’allontanamento o con l’eutanasia del cane.

 

Fonte: https://www.cani.it/magazine/cani-in-condominio-cosa-dice-la-legge-sugli-animali-e-sull-utilizzo-degli-spazi-comuni/n833.html

Rimedi naturali per il pelo del nostro cane

Un bel pelo nel nostro cane è segnale di benessere oltre che di amorevoli cure.

Un pelo forforoso, troppo grasso o , viceversa, troppo secco è spesso causato da disordini di tipo alimentare.

Non dimentichiamo quindi che il primo, fondamentale rimedio naturale per la cura del pelo del cane è una alimentazione equilibrata, adatta alla sue esigenze e che problemi come la forfora non sono problemi di pelo ma derivano da squilibri alimentari.

Trattando invece solo il pelo, consideriamo che il pelo del cane si divide in diverse tipologie e non tutti i tipi di pelo hanno le stesse necessità.

Un pelo lungo deve essere spazzolato frequentemente per eliminare eventuali corpi estranei come foglie o, peggio, forasacchi e per verificare l’assenza di parassiti come pulci e zecche.

Anche i cani a pelo corto necessitano di essere spazzolati: in questo caso non useremo una spazzola o un pettine, ma gli appositi guanti con “dita” gommate per rimuovere il pelo morto e favorire la crescita del nuovo pelo.

La spazzolatura, specie in fase di muta, è fondamentale ed è bene abituare il nostro cane sin da cucciolo e trasformare la spazzolatura in una piacevole sessione di coccole e non in una tortura.

Per rendere più luminoso il pelo possiamo utilizzare anche diverse sostanze naturali.

Uno spicchio di aglio, aggiunto al pasto, aiuterà il nostro cane ad avere un pelo più luminoso.

Se aggiungiamo anche un poco di lievito di birra fresco sbriciolato nella pappa, il risultato sarà davvero sorprendente.

Una volta la mese, aggiungiamo per circa tre giorni questi elementi al pasto del nostro cane e i risultati non mancheranno.

Per pulire in modo naturale e non aggressivo il pelo del nostro cane, evitiamo prodotti chimici: il bagno, se necessario, possiamo farlo uno o due volte l’anno, con gli appositi prodotti per cani.

Non utilizziamo prodotti per esseri umani: i cani hanno il PH della pelle diverso dal nostro ed i nostri saponi causano irritazioni ed eritemi.

Per pulire e rendere più lucido il pelo del nostro cane, dopo averlo ben spazzolato, riempiamo una bacinella di acqua tiepida e aggiungiamo aceto di mele. Poi imbeviamo un panno morbido ed usiamolo per massaggiare il cane nel verso del pelo.

Strizziamo il panno, in modo da non lasciare il pelo troppo bagnato.

L’aceto di mele, non aggressivo sulla pelle del cane, ripulirà perfettamente il pelo, lasciando anche un odore gradevole sia per noi che per il nostro amico a quattro zampe.

Il pelo del nostro cane riflette comunque in modo molto evidente il suo stato di benessere e l’equilibrio della sua alimentazione: se troviamo forfora nel pelo, dovremo riequilibrare il suo mangime, magari diminuendo la quantità oppure passando temporaneamente ad un mangime più leggero.

Se abbiamo cambiato mangime da poco, è proprio il pelo del nostro cane il miglior indicatore dell’equilibrio del cibo in relazione al nostro cane.

Se notiamo alterazioni del pelo, non cerchiamo subito di correggere il pelo, ma cerchiamo di capire quale modifica alimentare possa avere causato queste modifiche: a volte è semplicemente la stagione calda che fa si che il normale pasto sia per il nostro amico troppo abbondante.

Ricordiamoci comunque sempre anche di controllare il pelo del nostro cane con il pettine fine, appositamente pensato per intercettare eventuali parassi che, ad una spazzolatura, potrebbero anche sfuggirci.

È un pettine particolare, formato da tre file parallele di denti poste in modo asimmetrico, le file esterne con i denti più lunghi rispetto a quelli delle file interne, in modo da intercettare tutta la superficie del pelo del cane. ne esistono di diverse dimensioni e ne esistono anche leggermente ricurvi e ma il suggerimento è quello di prendere un pettine diritto, di dimensioni adeguate al vostro cane perché il pettine ricurvo in alcune zone del corpo potrebbe ingannare facendoci credere di avere controllato mentre non è così.

Un’altra considerazione da fare è che occorre tenere presente la corretta tessitura del pelo del nostro cane: non tutti i cani, indipendentemente dal fatto che abbiano il pelo lungo od il pelo corto, hanno il pelo “morbido”.

Desiderare che il nostro cane abbia il pelo morbido e cercare rimedi per renderlo tale, quando è una razza selezionata per avere il pelo duro, o addirittura vitro, è sicuramente una cosa da non fare perché ad ogni tessitura di pelo corrisponde una precisa funzione di protezione per il cane che, avendo appunto il pelo, rischia di essere più delicato sulla pelle.

Il primo rimedio naturale per il pelo del nostro cane è, appunto, conoscere la consistenza giusta del suo pelo che, una volta conosciuta, saprà darci con le sue variazioni molte indicazioni sullo stato di salute del nostro amico.

Se amiamo toccare ed accarezzare molto il nostro cane e ci piace il pelo di una certa consistenza, mentre un altro ci infastidisce, dobbiamo pensare a questo particolare aspetto del nostro atteggiamento al momento di scegliere un cane: se amiamo il pelo morbido, non facciamoci ingannare dalla “morbidezza” del pelo dei cuccioli che è un pelo destinato a scomparire.

Chiediamo invece di poter accarezzare uno dei genitori, per sapere se il nostro amico, una volta cresciuto, ci piacerà “a pelle”.

 

Fonte: https://www.cani.it/magazine/rimedi-naturali-per-la-cura-del-pelo-del-cane/n336.html

 

Campane tibetane per l’armonia psico fisica del cane

Tutti sanno che il suono ha un profondo impatto sul nostro benessere ma quello che pochi sanno e che esso ha un’influenza ancora maggiore sugli animali, in quanto ancora più sensibili e percettivi.

Chi non ha mai provato sensazioni di leggerezza, rilassamento o benessere psico fisico all’ascolto di una musica rilassante o disteso in un soffice prato ascoltando il cinguettare degli uccelli e il fruscio del vento tra gli alberi?

In realtà il suono ha un grande potere, per mezzo del quale, è possibile modificare lo stato di salute di ogni essere vivente, comprese le piante: agisce sulle nostre cellule, sul nostro umore e ci conduce con grazia verso percorsi di ricerca spirituale.

Nell’antichità, molte culture utilizzavano il suono come “strumento” di guarigione, le religioni ne facevano uso attraverso canti e strumenti musicali per alimentare la spiritualità nei fedeli, nelle battaglie si poteva sentire il canto di guerra, si celebravano riti propiziatori al suono di tamburi e danze. Tuttora monaci tibetani e sciamani nativi americani utilizzano particolari suoni per guarire diverse malattie anche gravi.

In fondo, se facciamo riferimento alla creazione… tutto è stato generato dal suono OM, la vibrazione primordiale!

Il suono infatti è vibrazione e la stessa scienza afferma che l’intera materia è costituita da particelle in continua vibrazione.

Si dice che i monaci tibetani avessero usato la voce per spostare i massi per costruire i loro monaster!

Si narra anche che la voce della grande soprano Maria Callas riuscisse a far vibrare fortemente lampadari e bicchiere di cristallo durante le sue esibizioni, fin quasi al punto di rottura.

Il famoso sensitivo Edgar Cayce e il genio tedesco Rudolf Steiner, hanno affermato che particolari frequenze siano in grado di innescare la guarigione fisica e mentale (prevedendo addirittura che sarebbe stati “ripescate” e utilizzate nuovamente nel XXI secolo).

Oggi sono disponibili diversi strumenti che permettono di curare con il suono. Essi vengono accordati sui cosiddetti toni puri, ossia particolari frequenze che riescono ad interagire con le frequenze di cellule e organi, come  ad esempio il diapason (accordato a 432Hz), il gong e le campane tibetane.

Le campane tibetane, in particolare, risultano notevolmente efficaci sugli animali e vengono spesso utilizzate per riportare armonia e benessere psico fisico. Ciò è possibile in quanto gli animali hanno la capacità di ascoltare più ottave e toni rispetto agli esseri umani, vivono costantemente nel presente e la loro mente è altamente percettiva e priva di blocchi e schemi.

Il tocco armonico delle campane tibetane può essere usato in molti casi: si mostrano particolarmente adatte per lenire e ridurre il dolore, rilasciare ansia e stress, rilassare completamente.

Tutti sanno che il suono ha un profondo impatto sul nostro benessere ma quello che pochi sanno e che esso ha un’influenza ancora maggiore sugli animali, in quanto ancora più sensibili e percettivi.

Chi non ha mai provato sensazioni di leggerezza, rilassamento o benessere psico fisico all’ascolto di una musica rilassante o disteso in un soffice prato ascoltando il cinguettare degli uccelli e il fruscio del vento tra gli alberi?

In realtà il suono ha un grande potere, per mezzo del quale, è possibile modificare lo stato di salute di ogni essere vivente, comprese le piante: agisce sulle nostre cellule, sul nostro umore e ci conduce con grazia verso percorsi di ricerca spirituale.

Nell’antichità, molte culture utilizzavano il suono come “strumento” di guarigione, le religioni ne facevano uso attraverso canti e strumenti musicali per alimentare la spiritualità nei fedeli, nelle battaglie si poteva sentire il canto di guerra, si celebravano riti propiziatori al suono di tamburi e danze. Tuttora monaci tibetani e sciamani nativi americani utilizzano particolari suoni per guarire diverse malattie anche gravi.

In fondo, se facciamo riferimento alla creazione… tutto è stato generato dal suono OM, la vibrazione primordiale!

Il suono infatti è vibrazione e la stessa scienza afferma che l’intera materia è costituita da particelle in continua vibrazione.

Si dice che i monaci tibetani avessero usato la voce per spostare i massi per costruire i loro monaster!

Si narra anche che la voce della grande soprano Maria Callas riuscisse a far vibrare fortemente lampadari e bicchiere di cristallo durante le sue esibizioni, fin quasi al punto di rottura.

Il famoso sensitivo Edgar Cayce e il genio tedesco Rudolf Steiner, hanno affermato che particolari frequenze siano in grado di innescare la guarigione fisica e mentale (prevedendo addirittura che sarebbe stati “ripescate” e utilizzate nuovamente nel XXI secolo).

Oggi sono disponibili diversi strumenti che permettono di curare con il suono. Essi vengono accordati sui cosiddetti toni puri, ossia particolari frequenze che riescono ad interagire con le frequenze di cellule e organi, come  ad esempio il diapason (accordato a 432Hz), il gong e le campane tibetane.

Le campane tibetane, in particolare, risultano notevolmente efficaci sugli animali e vengono spesso utilizzate per riportare armonia e benessere psico fisico. Ciò è possibile in quanto gli animali hanno la capacità di ascoltare più ottave e toni rispetto agli esseri umani, vivono costantemente nel presente e la loro mente è altamente percettiva e priva di blocchi e schemi.

Il tocco armonico delle campane tibetane può essere usato in molti casi: si mostrano particolarmente adatte per lenire e ridurre il dolore, rilasciare ansia e stress, rilassare completamente.

 

Ecco alcune esperienze raccontate direttamente dal nostro insegnante di campane tibetane Mario Fera:

“Può apparire semplice descrivere l’effetto che hanno queste ciotole sugli esseri viventi, ma così non è.

Ti stupiscono ogni volta, ti emozionano, ti sostengono quando il dubbio penetra nella mente…

Quando, anni fa, iniziai a suonarle dopo aver partecipato ai diversi livelli del corso con un ex monaco buddista, il Maestro Thonla Sonam, non immaginavo neanche che avrebbero agito immediatamente proprio su di me.

Alcuni maestri mi suggerirono poi di utilizzarle anche sugli animali e da quel momento iniziò per me un sorprendente percorso di intesa e amore con cani e gatti.

Diverse volte fui ospite di un gattile di Caravaggio, dove con mio stupore, gli inquilini a quattro zampe, al suono delle campane si fermavano ad ascoltare in rigoroso silenzio.

Persino “la peste”, un gattone superattivo così soprannominato, gradiva queste melodie e, per ben due volte, si sedette accanto a me, gustandosi il “concerto” persino con le frequenze che superavano i 600hz (frequenze molto acute che i maestri mi avevano sconsigliato di usare con gli animali a causa dell’udito particolarmente sensibile).

Simili situazioni le vissi già in precedenza facendo iniziale esperienza con i cagnolini di mia sorella ed il mio, nonché con una nipotina di pochi mesi.

Come si può immaginare, c’erano momenti in casa, in cui regnava un bel po’ di confusione e allora… mi sedevo sul tappeto in sala, con alcune ciotole e iniziavo le melodie… pochi minuti bastavano affinché cagnolini e nipotina si quietassero.

Fondamentalmente ciò che le campane tibetane fanno è pacificare il nostro stato confusionale e riportare ad uno stato di pace il cervello confuso.

Animali, persone, natura ed i quattro elementi hanno un continuo bisogno di ricordare la propria frequenza pura e con l’aiuto delle campane tibetane, questo potrebbe accadere….

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