Ecco perché gli occhi dei cani ci parlano: lo sguardo espressivo selezionato dall’uomo

I risultati di uno studio dell’Università inglese di Portsmouth: i cani, a differenza dei lupi, hanno dei muscoli attorno agli occhi che consentono loro di sollevare le sopracciglia. L’etologo Marchesini: «Con la domesticazione abbiamo selezionato animali più docili»

 
 
 
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Le differenze nella muscolatura degli occhi fra cane (a sinistra) e lupo (Ap)Le differenze nella muscolatura degli occhi fra cane (a sinistra) e lupo (Ap)

Per gli autori dello studio siamo stati proprio noi esseri umani, a partire dall’addomesticazione del cane più di 33.000 anni fa, a indirizzare l’evoluzione della loro espressività nel segno di una maggiore capacità di comunicazione con noi.

«Abbiamo anche studiato il comportamento degli animali – sottolineano i ricercatori – E abbiamo visto che quando i cani si trovavano alla presenza dell’essere umano, in pochi minuti alzavano il sopracciglio interno con un’intensità superiore rispetto a quella dei lupi».

«In natura è la pressione selettiva che produce l’adattamento nello specie. Quello che ha fatto l’uomo col cane l’ha fatto il ghepardo sulla gazzella – spiega l’etologo Roberto Marchesini al Corriere della Sera – La parentela tra cane e lupo è molto stretta, possiamo dire che sono cugini.

Ma dal Paleolitico l’uomo ha iniziato a selezionare i cani privilegiando le caratteristiche che più lo rassicuravano. In particolare ha favorito una tendenza pedomorfica.

Cioè le caratteristiche più infantili e rassicuranti. Per questo, ad esempio il cane abbaia anche da adulto, cosa che il lupo non fa, ed è molto più giocoso.

Insomma l’uomo ha scelto quei cani che erano più docili, erano più adatti ad essere guidati, erano più arrendevoli e meno combattivi».

 

Fonte: https://www.corriere.it/animali/19_giugno_19/ecco-perche-occhi-cani-ci-parlano-sguardo-espressivo-selezionato-dall-uomo-f6773b9c-9273-11e9-8993-6f11b6da1695.shtml

Divorzio: a chi va il cane?

Uno degli aspetti spesso sottovalutati fino a qualche tempo fa, è infatti la sorte degli animali domestici in caso di separazione dei coniugi. Nel caso in cui non ci sia accordo fra le parti, è infatti necessario che sia un Tribunale a stabilire a chi verrà affidato il cane (o altro animale domestico).

Se fino a qualche tempo fa, gli animali erano considerati come delle vere e proprie “proprietà”, ovvero praticamente come oggetti, le cose stanno cambiando in meglio.

COSA DICE LA LEGGE?

Nel 2012, è stato finalmente introdotto il titolo XIV-bis al codice civile recante disposizioni in materia di animali domestici. In particolare, l’art. 455 intitolato “Affidamento degli animali in caso di separazione di coniugi”, recita quanto segue:

Per gli animali familiari, in caso di separazione di coniugi, il tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o comunione dei beni e da quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi e la prole, e acquisito, se necessario, il parere degli esperti di comportamento animale, ne attribuisce l’affido esclusivo o condiviso alla parte in grado di garantire loro la sistemazione migliore inerente il profilo della protezione degli animali.
Il tribunale ordinario è competente a decidere, ai sensi del primo comma, in merito anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio.

CHE SIGNIFICA?

Detto in modo più semplice vuol dire che in caso di separazione l’affidamento verrà deciso senza considerare il cane come un oggetto, e quindi il fatto che i coniugi siano in separazione o comunione dei beni poco importa. Non viene considerato nemmeno “l’intestatario”, ovvero la persona a cui fa riferimento il microchip del cane; questo perchè viene considerata una pura formalità il fatto di essere registrati come “proprietari”, dato che l’animale è inserito in un nucleo familiare a prescindere dalla sua appartenenza per legge.

In caso di separazione verranno quindi ascoltati i coniugi, per sapere se è possibile trovare un accordo pacifico. Verranno ascoltati i figli e altre persone che convivono sotto lo stesso tetto. Se ce ne fosse bisogno verrà sentito anche un esperto in comportamento animale per aiutare a decidere quale sia la soluzione migliore.

IL BENESSERE DEL CANE AL PRIMO POSTO

Almeno nelle intenzioni, la legge sta cercando da qualche anno di mettere il benessere del cane al primo posto in caso di separazione, con risultati a volte buoni altre un po’ meno.

In alcune pronunce, infatti,  i giudici hanno deciso di affidare un cane a entrambi i coniugi alternando l’affido di settimana in settimana. In casi come questo, pur con tutte le buone intenzioni del mondo, la soluzione non è ideale.

Il cane è un animale molto abitudinario e i cambiamenti sono sempre accolti con un certo fastidio. Immaginate un povero cane che passa una settimana con mamma e una con papà, con abitudini diverse, orari diversi, cibo diverso, odori diversi e via dicendo.

“SI OK.. PERÒ ENTRAMBI AMIAMO IL CANE.. COME SI FA?”

In questi casi bisogna prendere delle decisioni difficili, ma sempre e comunque nell’interesse del cane. L’affidamento non dovrebbe essere deciso da un giudice, che non ha nessun elemento per giudicare l’opportunità di affidarlo a uno piuttosto che ad un altro. Può giudicare solo in termini di spazio: “il papà avrà 50mq, la mamma 160mq”, ma sappiamo bene che lo spazio non è tutto.

Siate oggettivi e onesti con voi stessi. Cercate di guardare al passato per stabilire con chi dei due ha stretto un legame più forte, con chi sarebbe più felice, e soprattutto senza chi sarebbe più infelice.

Ciò non toglie che se la situazione lo permette, l’altro coniuge può sempre e comunque visitare il cane e portarlo fuori qualche volta.

Dal punto di vista del cane sarà tutto incomprensibile, e sta al vostro buon senso aiutarlo a vivere al meglio una situazione difficile e delicata come una separazione.

fonte: https://www.zampefelici.it/va-cane-caso-separazione-divorzio/

Rimedi naturali per il pelo del nostro cane

Un bel pelo nel nostro cane è segnale di benessere oltre che di amorevoli cure.

Un pelo forforoso, troppo grasso o , viceversa, troppo secco è spesso causato da disordini di tipo alimentare.

Non dimentichiamo quindi che il primo, fondamentale rimedio naturale per la cura del pelo del cane è una alimentazione equilibrata, adatta alla sue esigenze e che problemi come la forfora non sono problemi di pelo ma derivano da squilibri alimentari.

Trattando invece solo il pelo, consideriamo che il pelo del cane si divide in diverse tipologie e non tutti i tipi di pelo hanno le stesse necessità.

Un pelo lungo deve essere spazzolato frequentemente per eliminare eventuali corpi estranei come foglie o, peggio, forasacchi e per verificare l’assenza di parassiti come pulci e zecche.

Anche i cani a pelo corto necessitano di essere spazzolati: in questo caso non useremo una spazzola o un pettine, ma gli appositi guanti con “dita” gommate per rimuovere il pelo morto e favorire la crescita del nuovo pelo.

La spazzolatura, specie in fase di muta, è fondamentale ed è bene abituare il nostro cane sin da cucciolo e trasformare la spazzolatura in una piacevole sessione di coccole e non in una tortura.

Per rendere più luminoso il pelo possiamo utilizzare anche diverse sostanze naturali.

Uno spicchio di aglio, aggiunto al pasto, aiuterà il nostro cane ad avere un pelo più luminoso.

Se aggiungiamo anche un poco di lievito di birra fresco sbriciolato nella pappa, il risultato sarà davvero sorprendente.

Una volta la mese, aggiungiamo per circa tre giorni questi elementi al pasto del nostro cane e i risultati non mancheranno.

Per pulire in modo naturale e non aggressivo il pelo del nostro cane, evitiamo prodotti chimici: il bagno, se necessario, possiamo farlo uno o due volte l’anno, con gli appositi prodotti per cani.

Non utilizziamo prodotti per esseri umani: i cani hanno il PH della pelle diverso dal nostro ed i nostri saponi causano irritazioni ed eritemi.

Per pulire e rendere più lucido il pelo del nostro cane, dopo averlo ben spazzolato, riempiamo una bacinella di acqua tiepida e aggiungiamo aceto di mele. Poi imbeviamo un panno morbido ed usiamolo per massaggiare il cane nel verso del pelo.

Strizziamo il panno, in modo da non lasciare il pelo troppo bagnato.

L’aceto di mele, non aggressivo sulla pelle del cane, ripulirà perfettamente il pelo, lasciando anche un odore gradevole sia per noi che per il nostro amico a quattro zampe.

Il pelo del nostro cane riflette comunque in modo molto evidente il suo stato di benessere e l’equilibrio della sua alimentazione: se troviamo forfora nel pelo, dovremo riequilibrare il suo mangime, magari diminuendo la quantità oppure passando temporaneamente ad un mangime più leggero.

Se abbiamo cambiato mangime da poco, è proprio il pelo del nostro cane il miglior indicatore dell’equilibrio del cibo in relazione al nostro cane.

Se notiamo alterazioni del pelo, non cerchiamo subito di correggere il pelo, ma cerchiamo di capire quale modifica alimentare possa avere causato queste modifiche: a volte è semplicemente la stagione calda che fa si che il normale pasto sia per il nostro amico troppo abbondante.

Ricordiamoci comunque sempre anche di controllare il pelo del nostro cane con il pettine fine, appositamente pensato per intercettare eventuali parassi che, ad una spazzolatura, potrebbero anche sfuggirci.

È un pettine particolare, formato da tre file parallele di denti poste in modo asimmetrico, le file esterne con i denti più lunghi rispetto a quelli delle file interne, in modo da intercettare tutta la superficie del pelo del cane. ne esistono di diverse dimensioni e ne esistono anche leggermente ricurvi e ma il suggerimento è quello di prendere un pettine diritto, di dimensioni adeguate al vostro cane perché il pettine ricurvo in alcune zone del corpo potrebbe ingannare facendoci credere di avere controllato mentre non è così.

Un’altra considerazione da fare è che occorre tenere presente la corretta tessitura del pelo del nostro cane: non tutti i cani, indipendentemente dal fatto che abbiano il pelo lungo od il pelo corto, hanno il pelo “morbido”.

Desiderare che il nostro cane abbia il pelo morbido e cercare rimedi per renderlo tale, quando è una razza selezionata per avere il pelo duro, o addirittura vitro, è sicuramente una cosa da non fare perché ad ogni tessitura di pelo corrisponde una precisa funzione di protezione per il cane che, avendo appunto il pelo, rischia di essere più delicato sulla pelle.

Il primo rimedio naturale per il pelo del nostro cane è, appunto, conoscere la consistenza giusta del suo pelo che, una volta conosciuta, saprà darci con le sue variazioni molte indicazioni sullo stato di salute del nostro amico.

Se amiamo toccare ed accarezzare molto il nostro cane e ci piace il pelo di una certa consistenza, mentre un altro ci infastidisce, dobbiamo pensare a questo particolare aspetto del nostro atteggiamento al momento di scegliere un cane: se amiamo il pelo morbido, non facciamoci ingannare dalla “morbidezza” del pelo dei cuccioli che è un pelo destinato a scomparire.

Chiediamo invece di poter accarezzare uno dei genitori, per sapere se il nostro amico, una volta cresciuto, ci piacerà “a pelle”.

 

Fonte: https://www.cani.it/magazine/rimedi-naturali-per-la-cura-del-pelo-del-cane/n336.html

 

Campane tibetane per l’armonia psico fisica del cane

Tutti sanno che il suono ha un profondo impatto sul nostro benessere ma quello che pochi sanno e che esso ha un’influenza ancora maggiore sugli animali, in quanto ancora più sensibili e percettivi.

Chi non ha mai provato sensazioni di leggerezza, rilassamento o benessere psico fisico all’ascolto di una musica rilassante o disteso in un soffice prato ascoltando il cinguettare degli uccelli e il fruscio del vento tra gli alberi?

In realtà il suono ha un grande potere, per mezzo del quale, è possibile modificare lo stato di salute di ogni essere vivente, comprese le piante: agisce sulle nostre cellule, sul nostro umore e ci conduce con grazia verso percorsi di ricerca spirituale.

Nell’antichità, molte culture utilizzavano il suono come “strumento” di guarigione, le religioni ne facevano uso attraverso canti e strumenti musicali per alimentare la spiritualità nei fedeli, nelle battaglie si poteva sentire il canto di guerra, si celebravano riti propiziatori al suono di tamburi e danze. Tuttora monaci tibetani e sciamani nativi americani utilizzano particolari suoni per guarire diverse malattie anche gravi.

In fondo, se facciamo riferimento alla creazione… tutto è stato generato dal suono OM, la vibrazione primordiale!

Il suono infatti è vibrazione e la stessa scienza afferma che l’intera materia è costituita da particelle in continua vibrazione.

Si dice che i monaci tibetani avessero usato la voce per spostare i massi per costruire i loro monaster!

Si narra anche che la voce della grande soprano Maria Callas riuscisse a far vibrare fortemente lampadari e bicchiere di cristallo durante le sue esibizioni, fin quasi al punto di rottura.

Il famoso sensitivo Edgar Cayce e il genio tedesco Rudolf Steiner, hanno affermato che particolari frequenze siano in grado di innescare la guarigione fisica e mentale (prevedendo addirittura che sarebbe stati “ripescate” e utilizzate nuovamente nel XXI secolo).

Oggi sono disponibili diversi strumenti che permettono di curare con il suono. Essi vengono accordati sui cosiddetti toni puri, ossia particolari frequenze che riescono ad interagire con le frequenze di cellule e organi, come  ad esempio il diapason (accordato a 432Hz), il gong e le campane tibetane.

Le campane tibetane, in particolare, risultano notevolmente efficaci sugli animali e vengono spesso utilizzate per riportare armonia e benessere psico fisico. Ciò è possibile in quanto gli animali hanno la capacità di ascoltare più ottave e toni rispetto agli esseri umani, vivono costantemente nel presente e la loro mente è altamente percettiva e priva di blocchi e schemi.

Il tocco armonico delle campane tibetane può essere usato in molti casi: si mostrano particolarmente adatte per lenire e ridurre il dolore, rilasciare ansia e stress, rilassare completamente.

Tutti sanno che il suono ha un profondo impatto sul nostro benessere ma quello che pochi sanno e che esso ha un’influenza ancora maggiore sugli animali, in quanto ancora più sensibili e percettivi.

Chi non ha mai provato sensazioni di leggerezza, rilassamento o benessere psico fisico all’ascolto di una musica rilassante o disteso in un soffice prato ascoltando il cinguettare degli uccelli e il fruscio del vento tra gli alberi?

In realtà il suono ha un grande potere, per mezzo del quale, è possibile modificare lo stato di salute di ogni essere vivente, comprese le piante: agisce sulle nostre cellule, sul nostro umore e ci conduce con grazia verso percorsi di ricerca spirituale.

Nell’antichità, molte culture utilizzavano il suono come “strumento” di guarigione, le religioni ne facevano uso attraverso canti e strumenti musicali per alimentare la spiritualità nei fedeli, nelle battaglie si poteva sentire il canto di guerra, si celebravano riti propiziatori al suono di tamburi e danze. Tuttora monaci tibetani e sciamani nativi americani utilizzano particolari suoni per guarire diverse malattie anche gravi.

In fondo, se facciamo riferimento alla creazione… tutto è stato generato dal suono OM, la vibrazione primordiale!

Il suono infatti è vibrazione e la stessa scienza afferma che l’intera materia è costituita da particelle in continua vibrazione.

Si dice che i monaci tibetani avessero usato la voce per spostare i massi per costruire i loro monaster!

Si narra anche che la voce della grande soprano Maria Callas riuscisse a far vibrare fortemente lampadari e bicchiere di cristallo durante le sue esibizioni, fin quasi al punto di rottura.

Il famoso sensitivo Edgar Cayce e il genio tedesco Rudolf Steiner, hanno affermato che particolari frequenze siano in grado di innescare la guarigione fisica e mentale (prevedendo addirittura che sarebbe stati “ripescate” e utilizzate nuovamente nel XXI secolo).

Oggi sono disponibili diversi strumenti che permettono di curare con il suono. Essi vengono accordati sui cosiddetti toni puri, ossia particolari frequenze che riescono ad interagire con le frequenze di cellule e organi, come  ad esempio il diapason (accordato a 432Hz), il gong e le campane tibetane.

Le campane tibetane, in particolare, risultano notevolmente efficaci sugli animali e vengono spesso utilizzate per riportare armonia e benessere psico fisico. Ciò è possibile in quanto gli animali hanno la capacità di ascoltare più ottave e toni rispetto agli esseri umani, vivono costantemente nel presente e la loro mente è altamente percettiva e priva di blocchi e schemi.

Il tocco armonico delle campane tibetane può essere usato in molti casi: si mostrano particolarmente adatte per lenire e ridurre il dolore, rilasciare ansia e stress, rilassare completamente.

 

Ecco alcune esperienze raccontate direttamente dal nostro insegnante di campane tibetane Mario Fera:

“Può apparire semplice descrivere l’effetto che hanno queste ciotole sugli esseri viventi, ma così non è.

Ti stupiscono ogni volta, ti emozionano, ti sostengono quando il dubbio penetra nella mente…

Quando, anni fa, iniziai a suonarle dopo aver partecipato ai diversi livelli del corso con un ex monaco buddista, il Maestro Thonla Sonam, non immaginavo neanche che avrebbero agito immediatamente proprio su di me.

Alcuni maestri mi suggerirono poi di utilizzarle anche sugli animali e da quel momento iniziò per me un sorprendente percorso di intesa e amore con cani e gatti.

Diverse volte fui ospite di un gattile di Caravaggio, dove con mio stupore, gli inquilini a quattro zampe, al suono delle campane si fermavano ad ascoltare in rigoroso silenzio.

Persino “la peste”, un gattone superattivo così soprannominato, gradiva queste melodie e, per ben due volte, si sedette accanto a me, gustandosi il “concerto” persino con le frequenze che superavano i 600hz (frequenze molto acute che i maestri mi avevano sconsigliato di usare con gli animali a causa dell’udito particolarmente sensibile).

Simili situazioni le vissi già in precedenza facendo iniziale esperienza con i cagnolini di mia sorella ed il mio, nonché con una nipotina di pochi mesi.

Come si può immaginare, c’erano momenti in casa, in cui regnava un bel po’ di confusione e allora… mi sedevo sul tappeto in sala, con alcune ciotole e iniziavo le melodie… pochi minuti bastavano affinché cagnolini e nipotina si quietassero.

Fondamentalmente ciò che le campane tibetane fanno è pacificare il nostro stato confusionale e riportare ad uno stato di pace il cervello confuso.

Animali, persone, natura ed i quattro elementi hanno un continuo bisogno di ricordare la propria frequenza pura e con l’aiuto delle campane tibetane, questo potrebbe accadere….

Altro che cane da ricchi, ecco la vita triste dei levrieri

Tante associazioni con le adozioni salvano gli animali che in Spagna e Uk vengono eliminati dopo la dismissione dalle corse

(di Francesca Pierleoni)

(ANSA) – Pensando ai levrieri vengono in mente cani velocissimi ed eleganti, che nell’immaginario vediamo nelle case dei ricchi, degli aristocratici o anche, passando a un riferimento più pop, dei Simpson.

Molti ignorano però la strage di cui sono vittime i levrieri da corsa e da caccia irlandesi/britannici e spagnoli (greyhounds e galgos).

Una mattanza che, nonostante non vi siano dati ufficiali, si aggirerebbe sui 50-60mila esemplari di galgos uccisi ogni anno in Spagna e oltre 30 mila greyhound tra Irlanda e Gran Bretagna, dove le corse di cani sono ancora legali (fra le altre parti del mondo, la Spagna, l’Australia, il Messico e, ancora pochi Stati degli Usa, come la Florida, ndr).

Paesi nei quali molti considerano i levrieri, nonostante siano cani molto sensibili e docili, non come animali da compagnia ma come bestiame, anzi, spesso peggio.

In Irlanda, da dove viene la gran parte dei greyhound, si ‘producono’ ogni anno, secondo le stime, circa 40mila/50mila cuccioli (di cui 20mila registrati legalmente). Oltre la metà, giudicata inadeguata per le corse, viene eliminata prima dei due anni di vita.

Quelli che vengono venduti e iniziano a gareggiare nei cinodromi (una ‘carriera’ che non supera in genere i 3-4 anni), se si fanno male, o diventano troppo lenti, quando va bene vengono dati in adozione, ma molto più spesso portati nei pound dove gli sono concessi solo pochi giorni di vita, uccisi con l’eutanasia (ma a volte anche in maniera molto più brutale), abbandonati, venduti ai laboratori di sperimentazione, sui mercati asiatici ( dove la fine ultima è spesso come carne per i ristoranti) o su altri circuiti minori esteri.

La loro vita da corridori scorre fuori dalle piste in una gabbia o in piccoli box da cui escono solo per allenarsi o per i bisogni; con la museruola quasi sempre addosso, per non perdere la concentrazione.

Altrettanto triste il destino dei galgos, i levrieri spagnoli utilizzati per la caccia.

Allevati a migliaia (le femmine sono costrette a una cucciolata dopo l’altra) sono tenuti spesso in condizioni disumane.

Rinchiusi anche in dieci in minuscole baracche nei boschi o buche scavate sottoterra, malnutriti (a volte gli vengono dati solo tozzi di pane) e picchiati. Per questo tanti fra loro sono scheletrici, si feriscono e ammalano senza che nessuno se ne prenda cura.

Quando invecchiano o se alla fine della stagione di caccia non sono più reputati abbastanza utili, molti vengono ‘finiti’ in modi terribili: impiccati agli alberi, buttati vivi nei pozzi, abbandonati con le zampe rotte, trascinati dalle auto o portati nelle perrera, canili lager dove vengono uccisi dopo 10 giorni se nessuno li reclama, e se prima non muoiono di stenti.

Per salvare più levrieri possibili dandoli in adozione, sono nate decine e decine di associazioni in tutto il mondo. Molte sono anche in Italia: la prima è stata la Gaci, creata nel 2002 (trovando famiglia, si legge sul loro sito in oltre 10 anni a circa 2000 cani); ma anche, tra le altre, Egn (http://www.levrieri.net/site/),

Progetto animalista per la vita (http://www.progettoanimalistaperlavita.it/), che si occupa anche di salvare altre razze di cani dalle perrera.

Fra le ultime nate, già molto attive, Sos Levrieri (http://www.soslevrieri.eu/sos/) e Pet levrieri Onlus (http://www.petlevrieri.it/).

Chi fosse interessato può trovare sui siti della varie associazioni tutte le informazioni (e raccomandazioni) per decidere se adottare un levriero, mentre su you tube si trovano vari video dei cani che incontrano per la prima volta le loro nuove famiglie in Italia.

 

Fonte:
http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/passioni/animali/2014/11/17/altro-che-cane-da-ricchi-ecco-la-vita-triste-dei-levrieri_380264c5-5518-45ce-9590-a86245222403.html

Che cosa fare quando si vuole prendere un cucciolo di cane?

L’adozione di un cucciolo, un momento molto emozionante, ma allo stesso tempo è anche critico: le scelte che si fanno possono aiutare ad assicurare il benessere fisico ma anche comportamentale del cane.

I cuccioli sono belli da piccoli ma fino alle dieci settimane, devono stare con la mamma per crescere in modo equilibrato.

L’età del cucciolo

Sia che si decida di adottare un cucciolo da un canile (e senza dubbio questo è un ottimo modo per dare un po’ d’affetto a animali che non hanno tante possibilità di averlo), sia che la scelta ricada su una precisa razza e quindi si acquisti un cane da un allevamento o da un negozio, la cosa importante è assicurarsi che il cucciolo abbia l’età giusta per essere adottato.

Infatti lo sviluppo comportamentale del cane si articola attraverso diverse fasi e in una di queste, chiamata fase di socializzazione, il cane è maggiormente predisposto ad imparare, conoscere e accettare gli altri cani, gli altri animali, le persone, le cose, i suoni, insomma l’ambiente che lo circonda.

Il periodo ottimale per l’adozione di un cane è tra le otto e le dieci settimane di vita, quando il cucciolo si trova infatti nelle condizioni migliori per imparare a conoscere l’essere umano e tutti gli stimoli che faranno parte della sua vita futura.

Occhio al prezzo

Ma dove possiamo adottare un cucciolo ed essere sicuri che queste fasi vengano rispettate nel benessere del cane? Oggi è particolarmente diffusa la moda di acquistare cuccioli provenienti dai paesi dell’Est e che vengono venduti in numerosi negozi delle nostre città e di solito sono quelli che hanno un prezzo inferiore ai cani della stessa razza.

Attenzione però perché nella maggior parte dei casi, questi cani vengono allontanati dalla mamma troppo presto, sono costretti ad affrontare dei viaggi estenuanti in condizioni di igiene e di benessere scarsissime.

In più la maggior parte di questi cuccioli non sono stati esposti adeguatamente alla protezione degli anticorpi materni o/o a quella di una corretta profilassi vaccinale. Infatti, poco dopo l’arrivo a casa, i cuccioli manifestano patologie virali (che hanno un lungo periodo di incubazione) che magari non sono evidenti al momento dell’adozione.

Allevamenti: di quali fidarsi?

Per quanto riguarda gli allevamenti, il consiglio migliore che possiamo darvi è di andare a visitarli prima di decidere dove acquistare il cucciolo.

Chiedere di vedere i genitori dei cuccioli e valutare le condizioni di igiene e di benessere degli animali può darvi un’ idea del tipo di allevamento che avete di fronte.

Diffidate degli allevamenti “chiusi”, che non sono visitabili o quelli in cui non vi permettono di vedere i genitori del cucciolo.

Potrebbe essere utile, prima di decidere, chiedere consiglio al vostro veterinario che saprà darvi indicazioni sugli aspetti sanitari, gestionali ed educativi del vostro futuro compagno.

Al di là di tutto, l’adozione di un animale deve essere una scelta responsabile da parte del futuro proprietario.

ATTENZIONE!

Naturalmente tutto questo vale anche se avete intenzione di regalarlo per Natale a un vostro caro.

Importantissimo però è che la persona che lo riceve sia assolutamente convinta di volerne uno e di volerlo tenere anche quando crescerà.

Sicuramente ricevere in regalo un cane è una bella sorpresa, ma non è un regalo che poi si può “riciclare” o “buttare”. Quindi prima di regalarlo pensateci e informatevi bene sulle reali intenzioni di chi lo riceverà.

 

Fonte: www.focus.it
Manuela Michelazzi – Simona Cannas

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